Camilla Bisi.

Poetesse d'Italia.

1916. R. Quintieri Stampa, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato dal "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Mai come oggi, penso, scrivere poesia signific, per una donna, rivelare tutto di s; mai come oggi colei che  o che si crede chiamata nascose con tanto pudore, talvolta come una colpa, i suoi versi che la esporrebbero denudata alla critica.
Forse perch si  veduto postillare ogni rigo, ogni pensiero di quella bella e appassionata Gaspara Stampa, che parl il linguaggio dell'amore umano, e far della sua morte un gioco di parole e presentarcela in una nuova edizione insieme alla Franco, gaia e libera cortigiana?
Forse perch ieri ancora abbiamo visto ricercare nella vita di una nostra poetessa tutto quanto fosse celato o si prestasse all'equivoco, per smania di scandalo, sapore pi sapido, per alcuni, della schietta ignoranza?
Certo, mai come oggi si disse e si afferm che la poetessa , necessariamente, creatura di passione e di senso; certo con nessun altro che con la donna il pubblico si mostra pi severo: le critiche ai libri femminili di prosa e di poesia sono vivisezioni.
Ma di questo le donne non si lamentano: troppo buon seme fu gettato nel vasto campo della poesia perch anch'essa non voglia raccoglierne, a messe matura, un manipolo; e per una che cade altre vengono innanzi e raccolgono a piene mani.
V' chi dice: voi non siete che creature mediocri, tutte prese dal vostro io, singhiozzanti i vostri dolori con parole banali di femminette, cantanti il vostro gaudio con una esuberanza che sa di follia. Voi siete malate della vostra fantasia; mutate in dramma i disinganni, in felicit la pi comune letizia; ma non sapete communicare nessun palpito e nessun affanno.
Siete create per la maternit e per la casa:  forse necessario che cantiate? Siete esseri passivi: perch gridate le inutili parole di rivolta? Ci sono tanti uomini che scrivono.... che bisogno abbiamo delle donne?
 vero: ci sono tanti uomini che scrivono.... male: perch dunque respingere la donna anche se dice cose forse non grandi, non nuove, le dolci cose che la sua anima sa?
Non tenta la "grande" arte; il suo buon gusto  innato ed i primi lavori, generalmente, sono i fluidi armoniosi versi liberi in cui si pu chiudere tutta un'anima: lievi come i merletti che l'adornano - fini, morbidi, odorosi.
Ma una donna che scrive poesia  una donna che canta! Ma non credete dunque che i figli da lei nutriti, da lei cresciuti al ritmo armonioso che  dentro di lei, non credete ch'essi debbano essere i pi belli, i pi buoni, i pi armonicamente felici?
La donna scrive troppo,  vero. Tempo verr forse in cui si ricercher per quale fenomeno la donna cantasse tanto; se ne ritroveranno le cause nei costumi, nella letteratura, nella storia; forse qualcuna che oggi trionfa nell'effimera gloria scomparir travolta dall'oblio, ma non tutta sar disprezzata e non tutta cadr in dimenticanza questa schiera salda e pur mutevole; multiforme e pur compatta; bella falange ricca di energia e squisita di sensibilit che i nostri tempi hanno saputo formare.
E ricercando i segni precursori di questa fioritura poetica femminile, duplice sar la traccia che si dovr seguire, risalendo su su, per la catena vibrante: quelle che accanto alle giovani rappresentano, in certo modo, la salda tradizione classica; quelle che accanto alle classiche rappresentano la pi raffinata modernit.
Giannina Milli e Alinda Brunacci Brunamonti, chi di noi non le ricorda e non deve lor qualcosa?
Dolci morte che furono nell'albore della coltura femminile le prime e radiose luci; pure sorgenti cui si sono dissetate tutte le gloriose e gaudiose giovinezze d'oggi, quanto diversa dalle loro limpide e quete acque, la travolgente e impetuosa fiumana da esse alimentata!
Non credo che, viventi, la moderna poesia femminile raccoglierebbe il loro plauso. Non pi la facile vena improvvisatrice e le "stanze a rima obbligata" di Giannina Milli; non pi i poemetti elaborati e le canzoni religiose e patriottiche e i sonetti di compassata perfezione di Alinda Brunamonti, ma una poesia nuova che  nervo pi che muscolo, ed insieme musica, numero, colore, sostanza.
Pure, alla classica fonte, materiate per di maggior sentimento e di maggior vigoria altre si avvicinano ancora: gloriose morte quali Vittoria Aganoor e Adele Galli, gloriose viventi quali Luisa Anzoletti ed Elda Gianelli.
Non modernissime, se poesia moderna vuol dire ricerca tormentosa d'ogni intimo moto dell'anima, se vuol dire affannoso ripiegarsi su se stessa, analisi quasi crudele, audacia di concetto e di ispirazione, sincerit quasi brutale, raffinatezza scrupolosa di mezzo e di forma.
Non ancora moderna la poesia di Vittoria Aganoor in cui l'anima poetica feminile rivisse pi fulgidamente quando gi si credeva che con la morte di Alinda Brunacci Brunamonti fosse scomparsa l'unica, la maggiore poetessa d'Italia.
Ritemprata nella sua giovinezza pensosa e studiosa, nel nobilissimo temperamento di donna e di artista, la poesia ne usc pi aggraziata ma ancor classica; pi vivace, pi umana ma ancora avvinta alle consuetudini della letteratura e del pensiero.
Profondi brividi di tutto il dolore umano passarono nella poesia di Aganoor la felice, e nella limpida struttura dei versi di Adele Galli, come una fanfara gioiosa, l'ardore di fede, la travolgente speranza, quasi un soffio di divinazione nel destino d'Italia; e in Luisa Anzoletti, la pi colta di tutte le poetesse, insieme alla erudizione maschile il sorriso della grazia feminea e in Elda Gianelli la perenne freschezza della poesia sentimentale e familiare insieme alla nuova e armoniosa mobilit del verso libero.
Ma non ancora la donna, oltre alle grandi maiuscole della Patria, della Fraternit e dell'Amore, aveva cantato le vere, le aspre battaglie dell'anima e della vita; buone battaglie, s, quelle scomparse e queste viventi hanno combattuto, ma in nome di una idealit che oggi molte abbandonano per una pi umana e pi sentita realt.
E non  irriverenza od oblio che ci fa unire i nomi di Elda Gianelli e di Luisa Anzoletti a quello delle due scomparse, come non  la simpatia o il capriccio che ci fa ricordare quali vere precorritrici della poesia moderna, una morta e una vivente, la cui poesia , per l'Italia almeno, come morta: la contessa Lara e Annie Vivanti di cui abbiamo in italiano abbiamo un solo volume: Lyrica, mentre in inglese, essa scrisse e scrive ancora poesia su giornali e riviste.
Maturata pi tardi colla prosa d'annunziana, squisita di raffinatezza linguistica ed estetica e perfetta di efficace realt, il primo nocciolo della poesia femminile moderna fu saldato da queste donne singolari: quella, che Matilde Serao battezz poetessa d'amore; questa che Freilegath chiam "bambina meravigliosa".
Non pi dunque la pedantesca e classica erudizione, la minuziosa coltura, l'enfasi inutile, i grandi nomi sonanti: quello che era diffetto nella poesia femminile si muta in dono, in originalit, in grazia.
Si ama in lei, pur criticandola, l'esuberanza, l'incertezza, la variet, la variabilit, l'instabilit: in alcune la foga troppo impetuosa e forse non abbastanza travolgente; in altre la superficialit, la chiara e semplice armonia.
Tranne poche che pubblicano i loro primi versi flebilmente romantici per la smania del nome sulla copertina e sul giornale, tranne alcune, la poetessa moderna scrive bene.
Intimorita dal dilagare di giovani poeti raffinati, ella ha creduto suo dovere di curare maggiormente la vena troppo spontanea, di "incanalarla" nella formula che dichiara perfetto ci che  esteticamente bello, anche se la bellezza nasconde la fragilit della costruzione; guidata in questo, anche, dal suo sicuro e tutto femineo istinto di "ci che piace".
E avviene questo: che la modernissima poesia femminile ha una sicurezza di tocco, una saldezza compatta di linee assai maggiore che nei giovani autori: non il leggiadro e sentimentale ritmo di Guido Gozzano, di Marino Moretti, di Cazzamini Mussi....
La Canzonetta! Poche la tentano e per poco.
Le molto giovani che la trovano pi rispondente alla loro facile e spontanea ispirazione: una sola, gi arrivata, che l'affront con un senso d'arte pi severo e pi sobrio e vi diede la sua impronta: Amalia Guglielminetti.
Ma non  possibile parlare di Amalia Guglielminetti senza parlare di Ada Negri. Nulla le accomuna; non il loro destino di donne che fu torbido per ambedue, ma sopportato con diverso animo e con diverso cuore; non le tendenze letterarie che sono opposte - e pure noi le vediamo unite, tutte e due egualmente risvegliatrici di energie.
Ada Negri, figlia del popolo, la cui sottile persona alimentata dal sangue gagliardo da cui  nata, d a chi la ripensa una piacevole visione di finezza e di robustezza; volto la cui maschera mobilissima, quasi tragica, ove ardono i bellissimi occhi, riesce indimenticabile a chi l'ha veduta una sola volta; donna che anche ora, nella vita cui  giunta attraverso profondi mutamenti di tutto il suo essere, nella raffinatezza di abitudini che appagano il suo innato senso estetico, ha salvato qualche cosa di acerbo, di crudo, che non  mai volgare ma che piace come ogni espressione di sentita sincerit.
Quanto cammino dai primi versi di Motta Visconti per l'aspra poetessa che adolescente fu dichiarata ribelle e che ribelle si  mantenuta ancora!
Cinque tappe, nella sua vita; cinque volumi materiati di lacrime, non nella freddezza compassata delle rime, ma composti giorno per giorno, in periodi tumultuosi: tutta l'anima e il sangue della poetessa nostra vi sono passati e distillati goccia a goccia.
Qualcuno ha rimpianto la sua foga ventenne e davanti ai suoi due ultimi libri, i pi dolorosi (Dal Profondo ed Esilio), si sono compiaciuti nella critica demolitrice non pensando che tutta una vita era passata fra essi e lei.
Tutta una vita che nessuno ha il diritto di indagare, ma che deve averla bruciata fin nelle viscere, se ancora le sue ultime liriche sono cos apre e dolorose.
Come pretendere che i suoi versi d'oggi siano quali glieli dettava la solitudine e la miseria?
Altra miseria pi attanagliante di quella, ella conobbe, altra solitudine pi desolata: tutte le follie di un cuore ancora giovane che chiama vanamente; tutte le saggezze di una coscienza diritta che sa imporre la propria forza.
Nella sua vita deve esserci stata una scissura profonda; troppo artista per non mutare col mutare degli eventi, un abisso sta fra i suoi tre primi libri e gli ultimi due.
Gli spasimi della miseria; le ansie ribelli di un cuore assetato di gloria; l'esaltazione appassionata dell'amore materno... e poi la sua vita parve arrestarsi, parve spezzarsi, e dopo sei anni la ritroviamo in un nuovo volume, pi inquieta di quando fanciulla tutto l'inquietava; pi assetata di quando ventenne cantava i dolorosi desideri.
Tutto  mutato, si  inalzato, si  affinato nella sua anima per una pi che umana facolt di sofferenza.
Bisognava chiuderla nelle strettoie di una prigione e murarla viva, se si voleva ch'ella non gridasse pi quel suo grido. Non rimpiangiamo ch'ella non sia pi quale prima si rivel al pubblico: non sappiamo ci che domani potr dire e dare; la sua vena di poesia, finch avr nervi che vibrino e cuore che si spezzi,  inesausta. Forse domani da lei ci verr il canto del pi puro, del pi appagato amore.
 madre.
Ed  madre di Bianca; di colei cio che nel suo nome evoca gi una visione di petali cadenti in una tepida primavera; di colei che gi solo  l'incarnazione della primavera; la primavera ancora acerba, che riempie le vene di un torpore divino e che del suo sorriso ingioiella il mondo.
Accanto all'adolescente splendida come la giovinezza, il cuore materno cui tutto fa tormento e ragione di tormento, sente nascere una nuova ragione di gioia; oh, gioia un poco amara, che domani sar di nuovo spasimo, quando la primavera bella che oggi canta cos serenamente se ne andr verso qualcuno che ha bisogno di lei e l'attende, e non saranno le braccia materne a tenerla.
Profonda  l'impronta che Ada Negri ha lasciato di s: la sua lirica non si riallaccia a nessuna tradizione, ma a sua volta fu una delle fonti cui ancora attinge la poesia femminile.
E mettiamo il suo nome accanto a quello di colei che  considerata come la pi originale poetessa moderna, come per una smentita.
Vi fu chi pens, al sorgere di Amalia Guglielminetti, che Ada Negri fosse detronizzata.
Ah no, la poesia fa posto a tutti: l'uomo ara, semina, raccoglie accanto all'uomo, e qualche timida Ruth raccatta le spighe dimenticate. Largo campo, per fortuna, non inquinato da miasmi maligni ma spazzato da puri venti.
V' tutta una falange di giovanissimi,  vero, che demolisce senza saper costruire, ma  una esalazione o una moda: nessuno che sia veramente grande pu essere soffocato da chi gli cresce vicino.
Amalia Guglielminetti: la pi rappresentativa, la pi... decorativa delle donne che scrivono.
Vorremmo a capo d'ogni suo volume, come un suggello, il motto che poche donne ardirebbero: "E vivo in foco come salamandra".
Poetessa della fiamma. Non ancora  arsa nel grande rogo che per lei hanno acceso uomini e donne?
Ella si  condannata da sola: la sua poesia  scherno, sfida: la pi crudele e magnifica analisi d'anima femminile che si sia osata finora, da una donna.
Ella ha osato dire quello che ogni donna tace: le infinite sottili torturanti seduzioni del senso, da cui  assalita, combattuta, affranta.
Certo, non rappresenta la nuova e buona e cosciente femminilit: ma, come tutte le creature veramente sincere, ella cant quello che era la sua vita, null'altro, e non per vanto, non per bluff, non per smania di notoriet.
Quando, come in una teoria bistolfiana, uscirono i suoi versi sulle Vergini Folli, pochi si avvidero ch'ella fosse un eccezionale temperamento di poetessa, malgrado la sua forma d'arte fosse fin d'allora perfetta e cristallina; ma solamente quando parl di s apparve veramente grande, e fu combattuta per la sua confessione.
Certo, vi fu un errore iniziale con la presentazione che fece di lei, senza saper di nuocerle, uno dei nostri pi acuti critici: il Borgese.
Ella apparve nelle Seduzioni dietro il velo di un nome che alla maggioranza del pubblico suonava equivoco... Saffo dal crine di viola.
E fu attorno a lei quasi un'aureola di perversit, quasi che quelle Seduzioni contenessero alcunch di eccitante e di morboso.
Magnifiche terzine: chi leggendole non se ne sent nelle vene e nell'anima il ritmo perfetto?
Libro perfetto come un bel frutto, maturato poco a poco con un passaggio mirabile, dalle Vergini Folli in cui  ancora un soffio di giovinezza un poco acerba, ma gi martoriata e profonda.
Apritelo a caso: dimenticate un istante che  di una donna e di una donna che molti condannano; chi di noi, profano, non se ne sente compreso di ammirazione, e poeta, non dice "Vorrei aver scritto questo"?
 inopportuno deplorarne la sincerit: le vicende della sua vita sono cos compenetrate con la sua arte, che le era e le  impossibile disgiungerle.
Ieri ella cant le pallide sorelle, le Vergini delle rinuncie e del desiderio, perch ancor quasi alla soglia dell'adolescenza tali erano state le sue compagne; pi tardi l'avidit di vivere e le fugaci seduzioni che ogni giovane donna conosce; quelle del sorriso, dello sguardo, della gioia, della ricchezza; oggi, con pi accorata ma con sempre canora voce l'elegia del cuore insonne; ebbene, possiamo dire: " una donna che compiangiamo o che disprezziamo", ed ella  di tale tempra da non curare n il compianto n il disprezzo, ma non possiamo dire in coscienza che per la morale valeva meglio ch'ella tacesse.
 in lei, in fondo, anche nell'ultimo meno velato libro, un curioso dualismo di sensualit e di sensibilit, mentre spesso l'una esclude l'altra. Donna che in fondo non s'accontenta di un amante, ma che cerca sempre qualche cosa di pi profondo, di meno frivolo del vano amore; qualche cosa di superiore, di irraggiungibile e destinata invece all'amore di un uomo che generalmente non la vale.
Destino di donna, dopo tutto, quando la donna ama veramente.
Ah, ci voleva questa poesia accanto a quella materiata di minor sensualit ma di non minor passione di Ada Negri ed a quella di altre poetesse che non osano o non sanno parlare d'amore.
V' altro che salva questa poetessa dalla taccia di equivoca immoralit: la coscienza che ha di se stessa.
Ella ha accettato la sua vita senza un tentennamento, senza una vilt, nemmeno verso di s. Non siamo fra chi dice: aveva tutto da guadagnare.
No, ella aveva tutto da perdere perch la donna, qualunque compenso l'attenda, ci perde sempre.
Ma se il caso, l'istinto, il destino, la volont, l'hanno portata a questo, ella non ha creduto, e giustamente, decaduto il suo libero diritto al canto. E noi sentiamo che davanti a questa giovane donna, tutto ci che  vicenda e vita deve essere scartato, perch rimanga solo ci che  arte.
Non rimpiange, ma talvolta nel suo canto  una nota meno limpida e meno sicura: e l'inutilit d'ogni tormento e d'ogni amore, il vuoto mascherato dai fiori pi smaglianti, le appare ad un tratto come una voragine.
L ov'ella si paragona all'arida vite:
d'inutili fronde m'adorno,
io spremo ciascun giorno l'essenza ch' in me pi vitale.
Ostentan belle tinte, s'espandono lucide al sole
le fronde di parole che di sangue e fuoco ho dipinte.
Ma per il fine oscuro forse imposto a tutte le vite
come l'arida vite alcun grappolo io non maturo.
e parlando all'amato, in un attimo di debolezza, confessa:
So che il femineo incanto del mio corpo in me ti seduce
pi assai che non la luce del mio spirito ebro di canto.
Non tornerebbe indietro: forse se dovesse ricominciare, ripensando all'arte sua che ne  uscita perfetta, rifarebbe tale il suo cammino, ella che ne sa ogni asperit ed anche ogni oasi pi soave e pi ascosa.
S, in qualche poesia, come nel Filosofo Triste,  un accenno, bench lieve, al tormento di sentirsi molto discussa e da molti condannata:
Poi ch'ella os il coraggio insolito di chi confessa
con verit se stessa, turb qualche ipocrita saggio.
Chi le scagli il feroce suo biasimo e chi l'ha bandita
perch esalt la vita con la pi devota sua voce;
e in altre la tristezza degli amori in cui ella crede di dominare e, come spesso,  la dominata.
Ma sentiamo oscuramente ch'ella sa accettare con dignit ogni dolore, senza nessun urlo incomposto, se pur quando  sola si abbandoni al pianto senza ritegno. Piccola attrice che sa mascherare di un riso il pallore del volto, sono suoi quei Consigli che ogni donna dovrebbe seguire e quell'altra, il Sorriso, la pi comprensibile all'anima femminile.
Per questo giudichiamo la sua arte pi irregolare ma forse meno deprimente di quella di Ada Negri.
La sua sincerit quasi brutale non permette il compianto e viene cos a mancare alla sua arte quell'elemento pericoloso che  la simpatia.  un'arte sazia, una formula compiuta cui pi nulla si pu togliere o aggiungere; tormentata, insodisfatta, - ma sazia - il suo dolore  meno violento, pi contenuto, pi aristocratico direi, come chi molto avendo goduto, pur piangendo, ne ricorda tutte le dolcezze, mentre Ada Negri ci esalta con la speranza dell'irraggiungibile, con l'ardore del non ancora raggiunto.
Venne ricercato tutto quanto, in Amalia Guglielminetti, rivelasse l'impronta di altra poesia o di altra letteratura, e bench la sua poesia si ricolleghi, in certo modo, alla moderna letteratura femminile francese, non fu possibile pei suoi due primi volumi fare alcun nome.
Ma nell'Amante Ignoto apparve la falsariga d'annunziana, che non le giov. Qua e l ancora la vibrazione del grande fuoco che l'abbrucia; qua e l la voce sua che si fa udire attraverso le voci degli altri, ma  un'opera arida, impersonale, voluta.
Nell'ultima sua opera, l'Insonne, originalissima nella costruzione metrica, salda pur nel ritmo facile (e a ci giova l'impressione di continuit, di unit che ci viene da tutte queste liriche, simmetricamente costrutte raccolte in volume) troviamo finalmente, insieme alla seducente sentimentalit di certa poesia moderna, il ritmo tutto francese delle poesie di Sully Prudhomme.
Non sappiamo se ella abbia molto studiato e molto amato questa poesia tutta interiore: certo le sue brevi liriche, cadenzate e pur vibranti, incisive pur nel verso molle, hanno il sapore delicato di quelle francesi.
Vedete L'Immemore:
Nessuna cosa al mondo siccome l'amore s'oblia
Nessuna bramosia si placa in torpor pi profondo.
e quell'altra lirica, La solitudine, in cui non  solo, qua e l, a sprazzi, un po' della profondit di Prudhomme, ma che  tutta impregnata di una infinita tristezza, di una chiaroveggente mestizia;
La morte passeggera:
Talvolta anche si muore pur senza spezzar l'esistenza,
Senz'urto alcuno, senza violenza, in lento torpore
non ricorda Le vase bris?
Non solo la sua poesia accoglie, oltre all'ardore sensuale, anche la profondit del dolore: vi sono anche, a quando a quando, note freschissime e pure, di una serenit, di una limpidit unica.
Nel Convegno del Bosco, una delle pi appassionate,  ad un tratto come un soffio dolcissimo:
Tra i fusti esili passa il brivido di prima sera,
poche parole che bastano a darci viva l'imagine.
E in Giovine Estate:
Giorni di primavera, gi caldi di un soffio d'estate,
come lenti indugiate in stanchi crepuscoli a sera!
Gi languendo la luce in carezze voluttuose
sfiora le dolci cose ed al sonno le induce.
E si prolunga l'ora ambiga e l'ombra ne emana
con una quasi umana tenerezza che discolora.
Canter ancora, questa nostra poetessa, che fra le molto giovani ha saputo ascendere trionfalmente?
Dilaniata nella sua vita dal conflitto immenso che  in lei, dalle aspre critiche che si infrangono contro la sua fierezza, forse il suo nuovo canto di "Malata d'anima" sar ancor pi aspro e meno puro, pi doloroso e meno semplice.
Ma il suo canto d'amore  esaurito ed altro non sar, domani, che quello che fu ieri: auguriamole invece, chiedendole perdono dell'augurio, la buona sferza del vero dolore che sappia spronarla al canto pi bello.
Meno rigogliosa e potente di quella di Ada Negri e di Amalia Guglielminetti ma non meno intensa,  stata ed  la fioritura delle altre poetesse.
Talune, bagliori rapidamente accesi e rapidamente spenti, vite effimere di un giorno; altre, fuochi inesausti alimentati sempre pi di calore e di luce; talune, ristrette nel piccolo cerchio di una ammirazione regionale e familiare e non abbastanza temprate pel grande volo; altre, conosciute e amate, ma non mai o non ancora assurte alla meta gloriosa; giovani e non pi giovanissime: raffinate e semplici; sentimentali e ribelli; delle pi lontane regioni d'Italia; anime diverse riflessi di una unica luce.
Trsah... anima colma, bambina dagli occhi chiarissimi accecati di immensit; fragile, delicata, sentimentale,  passata pel mondo col suo canto folle, col suo piccolo cuore spezzato, con la sua veste di sogno.
Creatura di sogno, quasi irreale, ella ci appare non dai primi libri ove  evidente l'imitazione d'annunziana (Nova Lyrica) pur nella struttura libera e incomposta del verso. Ma negli ultimi versi profondi di un profondo dolore che ha sapore di pianto, di morte, di follia.
Parole e parole.... dolcissime, lievissime, un poco lontane, un poco inutili, pronunciate quasi da una bocca infantile che canta, sospirate quasi da un cuore fragile che batte.
Non piacque, a taluni; la dissero appunto verbosa e monotona, per l'insistenza dolorosa su lo stesso tema, per la delicata facilit delle liriche, per certa sentimentalit e puerilit.
Questo suo immenso e inesausto dolore che singhiozza, quasi in ritmo di canto,  spesso troppo lontano da noi, troppo diffuso in pagine e pagine perch possa compiutamente avvincerci; questa irrealit in cui si compiace, di fatina misteriosa con le mani piene di coccole e i capelli al vento e il cielo nelle pupille (Il libro di Titania) pu apparire a taluni come una piccola posa.
Ma l'armonia intensa dei suoi versi, cos liberi, cos ondeggianti ad ogni moto dell'anima; la musicalit, la giovinezza chiara, fresca, di ogni suo libro; la ridente e pur mesta tenerezza ch' in tutte le sue parole, fanno dell'opera sua una delle cose nostre pi deliziose e pi care.
Profondamente pura anche nel pi passionato ardore, eternamente infantile anche nella maturit,  tutta lei in un suo libro: la pi musicale e pi armoniosa nostra creatura femminile - la donna amante carezzevolmente buona.
Tutto l'amore di cui si  alimentata l'ha resa simile al vaso di alabastro in cui arda una fiamma; simile alle creature create da Maeterlinck per la gioia dei nostri occhi, tanto sono squisitamente belle; e l'amore delle favole, ch'ella ha portato profondo sin dalla sua infanzia, l'ha mutata in una sorella minore di quelle sottili innamorate che l'incanto di un mago teneva prigioniere in castelli misteriosi e inacessibili.
E tutto ci  deliziosamente estetico, se non  molto profondo: e la sua poesia  come una musica un poco lontana che accompagni una danzatrice, nello scenario un po' artefatto e stilizzato di un giardino settecentesco: voi la vedete in guardinfante, la bocca troppo rossa nel viso troppo pallido, sotto l'onda bianca dei capelli, con un piccolo neo provocante all'angolo dell'occhio, ove si riflette tutto lo smorto azzurro di un cielo autunnale; o in crinolina, coi riccioli spioventi intorno al viso, avvolta in uno scialle cachemir dalle ricche pieghe, bizzarra e seducente come un figurino del "Corriere delle Dame": e via via i quadri ch'ella si compiace di formare con la sua delicata bellezza, si scompongono e si compongono fino a formare uno solo in cui ella passa, unica e pur mutevole, con un riso silenzioso e felice di sentirsi cos bella.
Quelle che accanto a Trsah meritano di essere ricordate e che, pur senza abbagliare il mondo della loro luce, nobilitarono la poesia con la grazia del verso, sono molte.
Ma mentre avviene ora che quasi ogni anno la poesia femminile, come una pianta rigogliosa, dia frutti forse troppo precoci ma densi di succo, per la magnifica vitalit che  delle cose giovani, quelle molte che scrissero non si affermarono tutte.
Ci furono, come dissi, inizi fulgidi che languirono poi miseramente, non so se per mancanza di alimento o per difetto di costituzione; ci sono temperamenti equilibrati di donna cui l'ispirazione fu sempre, pi che una necessit, un diletto, uno svago, e che non per mancanza di sincerit ma talvolta per ragioni famigliari, non hanno potuto e non potranno mai dire veramente tutto di s.
L'originalit, la sincerit  solo del tempo moderno e delle cose giovani (d'anima o di anni), ed  per questo forse che molte di queste verseggiatrici, pur conosciute ed apprezzate, non riescono per a strappare l'ammirazione che solo la vera poesia sa destare.
Nobilissime tempre, quali Silvia Albertoni Tagliavini che Panzacchi present favorevolmente e Clelia Bertini Attilj, che pur chiamate dall'arte non giunsero mai all'altezza cui oggi il primo giovinetto poeta si crede in dovere di aspirare; quali Rachele Botti Binda, Giulia Cavallari Cantalamessa, Grazia Pierantoni Mancini i cui volumi anche se discussi e apprezzati dal pubblico, non risposero per a quella speciale formula che si richiede al vero poeta dal gusto degli appassionati di poesia; donne che scrissero perch di animo gentile e sensibile, di mente colta ed elevata, non per un prepotente bisogno di gridare, poich la poesia  e deve essere grido.
Donne quali Luigi di S. Giusto e Teresa Venuti de Dominicis; la prima notissima, soprattutto, per la traduzione perfetta delle Elegie romane di Goethe; la seconda, austera gentildonna, carducciana nella classica ispirazione e nel verso grandioso, ispirato da tutto ci che  vasto, ampio, maestoso nella natura e nell'arte; quali Angelina Guaglianone Quinti e Jolanda Bencivenni che dovette ispirarsi e meditare sovente i volumi di Ada Negri, e che da anni tace, e Rosa Pozzi Moro che nel 1913 dava alle stampe le sue Risonanze, documento interessantissimo di autodidattica.
Di umili origini, emigrata in America quasi bambina, da sola si fece e divenne poetessa: poeta della nostalgia, sopratutto. E la sua non  quindi solo opera d'arte (un poco tenue, non sempre abbastanza avvincente, ma misurata e sentita) ma anche di italianit.
Un'altra donna singolare, di vivido ingegno, e che pi e pi si afferma per la profondit, per la tenerezza; anima di poeta che porta lontano il nome d'Italia e lo fa caro e venerato,  Nina Infante Ferraguti che le belle edizioni del Formiggini di Genova presentarono due volte al pubblico, e non invano.
La sua  poesia piena di ardore contenuto e che pur irradia luce e calore;  vera poesia di temperamento, quella che avvince, quella che ha veramente l'efficacia de le cose vissute.
E nessuno ignora l'altra anima maternamente poetica che dalla Sicilia ci fa udire il suo canto, il pi nobile canto che sia uscito da bocca di donna, quando per nobilt si intenda non solo l'elevazione del pensiero, ma anche la fiamma dell'anima.
Angelina Lanza, donna e madre, nella quiete della sua dimora, non ha nessuna esasperazione di dolore o di gaudio ne' suoi canti.
 la donna onesta, serena, buona, che dice buone e oneste cose. Eppure nessuna sciatteria; nessuna parola troppo banale; la sua vena  chiara, trasparente, fine, tersa; ritemprata nella dolcezza delle memorie, nella speranza del bene che verr domani: arte consolatrice per eccellenza, e, mirabilmente, arte perfetta.
Ne La Fonte di Mnemosine, assai pi che ne Le Rime de l'Innocenza noi la troviamo ne la sua piena bellezza di forma e di impeto; bellezza che  tutta sua, in cui non  nessuno sforzo, nessun artifizio, nessuna ricerca affannosa di ritmi e di parole contorte: tutto  pervaso di una intima penetrante semplicit e dolcezza, tutto  materno, come l'anima che l'ha saputo comporre entro di s, giovane come il cuore che l'ha voluto entro linee pure e perfette perch quelli che l'amano la ritrovino sempre.
Anita Zappa e Bruna si riaccostano a lei. Due care anime anche queste, pervase de la stessa dolcezza, de la stessa sincerit: la prima meno profonda all'inizio (Intime Sinfonie) e pi originale, pi penetrante, pi coscienziosa quando pieg a nuove forme e a nuovi ritmi la sua arte e affront la nuova via della scena lirica come gi aveva tentato Trsah in Oriana e il Saggio.
Colta musicista, questa forma rispondeva assai pi al suo temperamento originalissimo e versatile, potendo ella volta a volta seguire l'ispirazione del colore, del suono, della forma.  sua quella Violinata, che ebbe, musicata, cos grande successo e che insieme ad altre composizioni forma un volume simpaticissimo in cui l'arte non si piega alle volgari esigenze del palcoscenico, ma le inalza fino ad essa.
Bruna invece, pur avendo arricchita l'anima di infinite sensazioni e sfumature nuove,  rimasta la vergine che piange il suo sogno stroncato da la morte.
L'amore  ancora nel suo ultimo volume la cara memoria dolente cui approda l'anima assetata, ma  peccato che questo dolore reso musica sia troppo diffuso. Maggior sobriet gioverebbe a questa arte di rimatrice cui nulla manca per essere veramente compiuta se non uno sforzo maggiore per contenerla entro certi limiti.
Ma dir questo, forse, vuol dire non sapere che cosa sia poesia e poesia di donna; di una donna come questa che visse e vive pel canto del desiderio del bene perduto; che calma e serena per non turbare nessuno, trova finalmente nel canto la pace.
Pi d'ogni altra, Bruna potrebbe dirci il balsamo consolante della poesia; pi che ogni altra ella ha diritto al canto, per il doloroso dramma di rinuncia, come gaudioso compenso alla sua devozione.
Accanto al nome di Bruna, per l'affetto che le lega, ecco Adelalde Bernardini (moglie di quel grande maestro che fu Luigi Capuana) cui spettano le parole che un critico ebbe per altra poetessa: "impetuosa e tenerissima anima siciliana".
Ritroviamo in questa poetessa che canta soprattutto l'amore, un poco di Trsah: ma pi aspra, pi sincera, meno velata; temperamento che, per la sensualit melanconica, possiamo anche paragonare ad Amalia Guglielminetti.
Appunto di Tresah ella ha la vena facile se non ricca e certe adombrature poetiche che tolgono efficacia, talvolta, alla ispirazione assolutamente sincera; orgogliosa e ambiziosa, il suo orgoglio e la sua ambizione sono nobilitati da questa arte sempre dignitosa, da questa ricerca di una linea, di una forma estetica che sempre pi e sempre meglio risponda al suo temperamento veramente signorile.
 una simpatica sincerit senza nessuno strappo brutale, sempre eminentemente poetica, ma in cui appunto sentiamo palpitare il calore delle cose sofferte.
E infatti nei suoi libri noi la sentiamo assai pi donna, per la maturit dell'anima e della sofferenza, di Bruna e di Trsah che rimangono verginali anche nel loro amore e nella loro intensit di dolore.
 in lei gi il torbido dramma di Amalia Guglielminetti, il dramma de la giovane donna amante, strappata alla trama del sogno giovanile, dalla realt dell'amore: troppo fiera per piegare al rimorso; troppo nobile per rinnegare ci che ha compiuto senza volont di male ma con completa sincerit; troppo poeta per chiudere il canto ardente e impetuoso e nuovo entro confini convenzionali non rispondenti alle segrete vicende della sua vita.
Dramma di una bellezza singolare, inteso esteticamente, che ha appunto per questo dato finora frutti originali. Ma in Amalia Guglielminetti l'ardore  gi pi torbido;  l'unica fiamma che ella esalti; mentre in Adelaide Bernardini noi troviamo altre fiamme consolatrici; l'amicizia - la tenera comprensione de le cose, che ne fanno un'anima completa di donna.
Anche Teresita Guazzaroni in Coix Lacryma, edito pochi anni or sono, appare, se non pi, stranamente singolare.
Portata dalle vicende a vivere una vita attiva e piena, presa da mille cose, ravvivata e riscaldata dalla sua intelligenza, la poesia in lei  veramente il gaudio delle ore serene, il riposo dell'intelletto, e ci rivela la sua conoscenza delle letterature straniere, la vasta coltura, la vita tutta speciale.
Non poesia femminile veramente, quando questo nome corrisponde ad un concetto di debolezza e di fragilit, di canto essenzialmente angoscioso e amoroso.
In questo suo libro, se angoscia v',  sostenuta con fermo cuore; se amore v',  amore che non piega.
Nessuna debolezza di vita "mancata" in questa giovane donna che ha cose interessanti e belle cui pensare e per cui la poesia non  consolazione ma orgoglio di animo forte; che, ne siamo sicuri, porta ora nella nuova vita cui l'amore e la maternit l'hanno chiamata la tranquilla sicurezza della creatura serena; che per il giovane compagno sapr essere sempre l'amante e l'amica e potr dire, con la fierezza delle anime che sanno dominare: "Anche quando la mia vita poteva essere pianto, io ho saputo tramutarla in una canzone".
E questo fa piacere anche quando le simpatie e il gusto portino maggiormente verso poetesse pi vibranti e pi passionali.
Un'altra, l'unica forse di cui assolutamente non sentiamo la voce attraverso le rime, ma che canta oggettivamente  Liana, quel curioso temperamento di umorista che si afferm con le esopiane Favole moderne una deliziosa narratrice di apologhi.
La forma non  troppo difficile n troppo involuta;  una vena veramente limpida adatta al soggetto, compensata ad usura dall'umorismo, piacentissimo, dall'osservazione profonda, dall'efficace realismo che fanno di questi brevi componimenti, una delle cose pi originali e pi graziose, non solo della poesia femminile, ma di tutta la letteratura nostra.
Altre ancora: Rosmunda Tomei Finamore, simpaticissimo temperamento di artista che possiamo porre fra le apprezzate.
Vittoria Caroti, originale e profonda, che (specialmente nella novella) pel sentimento panteistico anzi, religioso, che la anima, la forma anche troppo ricercata,  da annoverare fra le migliori scrittrici nostre.
Nella Doria Cambon, Anna Evangelista e Giselda Fabrizi, quest'ultima ancora d'annunziana e carducciana, non ancora quindi slegata dai lacci di una imitazione che pu giovare alla nobilt dello stile, ma talvolta stronca chi vuol veramente diventare qualcuno.
E ancora Maria Stella che ha trovato alla piccola anima ardente (in quella Fonte di Ardenna quante, troppe cose belle buttate cos, con una regalit che sgomenta!) il sicuro rifugio nell'amore.
Rita Maggioni e Lucia Pagano, giovanissime, bellissime, che parvero audaci e sorelle nell'audacia; fiere, conscie di s, assetate di un bene che rassomiglia alla gloria e che forse son vicine a ghermire: la prima gi pi donna, pi femminilmente seducente nelle sue calde poesie in cui troviamo qualcosa che  poi nelle poetesse sorte dopo di lei: quella preziosa sincerit che unica, ormai, d valore all'opera di un artista, qualunque essa sia, buona o cattiva. Essa fu una pioniera della poesia femminile e perci la sua opera  ancor fresca e vivace, pi assai di quella di Lucia Pagano, che pur possiamo annoverare fra i temperamenti originali. E insieme a queste:
Rina Maria Pierazzi, cui non ancor giovano la sincerit e la seriet dell'intento a fare della sua ispirazione l'opera d'arte, e Melina Pastorelli e Anna Scalera, la prima, quella "tenerissima anima siciliana" ammirata dalla critica; la seconda desiderosa per volont di studi seriamente classici, delle pi nobili forme d'arte. Romana Rompato di Schio che ancora una volta afferma come dall'anima del popolo venga talvolta il canto migliore ed Edvige Frontera, di Napoli, cui le consuetudini familiari non consentono e non consentiranno forse mai una rapida sicura ascesa.
E altre ancora infinite, poetesse di un'ora di malinconia o d'amore, che sparpagliano le loro anime, su giornali e riviste, quali Bianca Maria Cammarano, Ofelia Mazzoni, Elisa Cibrario, Eugenia Baltresca, Erinni; poetesse per la sincerit della espressione e dell'ispirazione, pel verso nervoso e irrequieto.
Ed ora, prima di iniziare la serie di quelle giovanissime che veramente parvero affermarsi in questi ultimi anni, richiamiamo dalle soglie del sogno Colei che pi sarebbe degna, per l'eterna giovent che  nei suoi versi, per la mirabile modernit della concezione, di stare ancora a capo di questa schiera che racchiude le pi fervide speranze.
Luisa Giaconi, che ancora, al di l della grande Porta, ci parli con la tua voce in cui gi allora passavano i profondi brividi del Mistero che ti attendeva; consumata da te stessa, dal tuo dolore, dal tuo amore, dalla poesia che era in te cos intensamente che ti ha spezzata - cara anima vigile, perfetta nella tua linea armoniosa, il tuo nome  qui, primo fra queste che tu avresti guidato, vivente; il tuo nome semplice come te, ma che la piet e l'amore di chi  rimasto fanno sempre pi fulgido, sempre pi grande, sempre pi rimpianto.
Chi volesse concedersi un singolare godimento fatto di contrasti che pur generano una loro intima armonia, chi volesse conoscere le due anime femminili pi opposte, le due giovinezze pi diverse, non ha che da aprire i due volumi: Senza approdo di Cesarina Rossi e Arethusa di Elsa Schiaparelli, due creature che nello stesso anno diedero il loro canto egualmente bello.
Contrasto, non solo d'anima e di arte, ma anche di fisico; l'una, Cesarina Rossi, piccolo viso pensoso, bocca un poco dura, serrata; semplicemente profonda nello sguardo; l'altra, Elsa Schiaparelli, seducentissima, agile e snodata e vibrante come il serpentello di maglia argentea che si compiace di portare al collo.
Poesia di anima nordica e poesia di anima orientale; la prima spoglia di ogni orpello; un poco arida, forse; un poco stentata, sforzata entro i rigidi confini del pensiero da lei voluti; poesia veramente interiore e perci vera poesia. Molti, superficialmente presi dal fascino di quel titolo e di quel nome femminile, confessarono poi di non avervi trovato alcun atomo di poesia, alcun palpito d'arte. L'errore  grossolano.
Non tutta poesia  ritmo o meglio, non tutto ritmo  poesia.
L'anima di Cesarina Rossi, se non  musicale, se non si lascia cullare dal facile affluire di armonie che spesso tentano, pi della profondit del pensiero, i molti giovani,  per eminentemente intimamente poetica.
Vedete le sfumature: solo un poeta pu indugiarvisi con tanta insistenza: sfumature che da taluni vennero chiamate "mania un poco borghese di particolari".
Arte borghese, infatti, se in quest'arte noi osserviamo la superficie, la cornice in cui essa nasce e si evolve; ma invece assolutamente signorile e aristocratica, per la fierezza orgogliosa di questa anima chiusa, per il disprezzo di tutto ci che  parola vacua, per la ricerca talvolta tormentosa dei moti, dei perch, delle essenze di tutte le cose.
Certo, se Cesarina Rossi si lasciasse andare pi spontaneamente all'ispirazione momentanea, la sua arte sarebbe pi giovanile, pi fresca e forse anche pi armoniosa. Cos come ella ce la presenta ci d, insieme all'ammirazione, un curioso senso di pena, come se veramente noi la sentissimo cos costretta, cos chiusa da una forza a lei superiore e che pu anche essere il suo orgoglioso disdegno per l'arte comune di tutti i verseggiatori.
Ed  peccato che la chiusa severit del verso la renda meno conosciuta e meno apprezzata da chi realmente ne potrebbe ricavare godimento, dal vero pubblico, che invece si stanca su quelle pagine in cui non trova alcun ritmo e che, quando non ne ride, giudica assolutamente assurda la mania di investigazione e di analisi di questa piccola donna che a taluni sembra anima pi di scienziato che di poeta.
 peccato, non per il fatto che a Cesarina Rossi manchi la notoriet, ch'ella non cerca, ma perch davvero quest'arte straordinariamente intensa meriterebbe di essere pi meditata e pi compresa, sopratutto da chi si sente, come lei, attirato dalla poesia.
Un vero temperamento poetico (musicale) che abbia l'orgogliosa schiva signorilit di Cesarina Rossi e l'armonia intensa di altre forse meno profonde, non so fino a qual punto giungerebbe - certo molto in l.
Manca appunto a Cesarina Rossi la simpatia che ispirano quasi sempre le creature molto esuberanti e sincere, anche se talvolta l'esuberanza rasenta l'indiscrezione e la sincerit, la brutalit.
La simpatia - dote che non tutti, che non molti possiedono, dote essenziale in un artista quando si rivolge al pubblico con le sue opere.
Ed  penoso che invece questa giovinezza troppo pensosa non abbia potuto ancora trovare molti che la comprendano, forse nessuno che l'ami per la sua arte.
Arte che non pu che perfezionarsi; la sofferenza che prova ella stessa di essere impotente a tradurre in pura bellezza quello che sente, di trovarsi nelle mani, informe, quello che si ergeva perfetto nell'anima, far s che, allentate le redini di austera semplicit che ella stessa si  imposta, possa e sappia rivelarsi, oltre una mente acuta e tormentata, anche un'anima di donna, e di donna giovane, quale ella .
Anima orientale, ho chiamato invece Elsa Schiaparelli; ma forse, no.
Orientale per l'esuberanza, come di magnifica flora, del verso; per le ardenti imagini; per la plastica bellezza che noi sentiamo in lei e ch'ella, forse, adora sopra ogni cosa; per la passionalit che si rivela e si nasconde, in un gioco di cerule luci; ma nordica, anche, per la nebulosit, il simbolismo anzi di cui si compiace velare ogni sua lirica, per una profondit pi riposta di concetto e di intento che a tutta prima sfugge.
Poesia che si rivela dapprima semplicemente come canto e che invece a poco a poco si fa pi profonda, si addentra fin l ove non  pi solo ispirazione, ma anche pensiero e ragionamento.
Anima precoce, anche questa, ma certo pi giovanile, pi vivace, pi assetata e gaudente; anima benedetta dal calore del cuore che batte, delle vene che pulsano; anima in fiore inebriata del suo stesso profumo e della sua stessa bellezza.
La nebulosit ci impedisce di seguirne le vicende di vita, di vederla vivere, veramente. Noi la sentiamo, non la vediamo, ma ci basta, e non le chiediamo di pi.
Talvolta,  vero, l'enfasi le nuoce:  in lei l'immensit quasi nietzscheana di certe visioni, senza averne il volo d'aquila per spaziarvi liberamente;  in lei l'esasperata ricerca di intime profondit l ove  solo bellezza di forme e di colore;  in lei il pudore di dire troppo di s che la fa avvolgere in un velo supremamente estetico, ma non sempre efficace. Ella ci fa l'impressione che qualcuno le abbia suggerito: "Non dire troppo di te: non  di buon gusto. Non bisogna cantare per cantare. Bisogna cantare qualche cosa". Ed ella cerca affannosamente questo qualche cosa; tenta di chiuderlo entro confini di miglior gusto, ma il bel fiume straripa.
Assolutamente passionale, io penso che i pi bei canti d'amore ella li abbia rinchiusi, per tema di profanazione. Questi pochi ch'ella ci rivela sono avvolti anch'essi in un simbolico ammanto che per non nuoce loro; impersonali, essi si prestano perci ad ogni anima che legga, si confanno a tutte le vicende ed a tutti i cuori.
Ma non sempre le riesce questa adombratura di s, che forse, io penso, racchiude un segreto compiacimento di mistero.
Noi la sentiamo abborrire profondamente da tutto ci che  calma indifferenza, ristagno di energie e di sentimenti, mutismo di bocche e di cuori.
Il disprezzo pei "pallidi indifferenti"; l'orrore per i muti,  in lei vero grido d'anima, aspra di giovinezza, avida di vivere in gioia e in dolore, in canto ed in pianto, in amore e in sofferenza.
Questa, di cui parlo ora, - Luisa Bruschetti - vorrei chiamare "miracolo d'amore" se il mutamento miracoloso non mi sembrasse eccessivo e ingiusto.
Davanti a questa giovane donna che, legata dal matrimonio all'uomo adorato, giunge persino a rinnegare, a "non riconoscere" i canti della sua giovinezza, io provo, e molti con me, un senso di pena indicibile, un'amarezza che  forse indignazione, e nello stesso tempo una sottile vena di gaiezza.
Possibile? La fanciulla ardita che, solo due anni fa, lanciava le sue squillanti note, inebriata di s, esaltata dal suo stesso ardire ch'era forse eccessivo ma che era magnifico,  ridotta cos dal matrimonio, in adorazione umile, in ginocchio davanti all'uomo che le ha dato il suo nome? Le sue rime di La Voce erano dunque dettate in uno stato di sonnambulismo o di incoscienza, se ella le disprezza, come una cosa non sua? Ed ha diritto un artista, qualunque cosa essa contenga, di rinnegare la propria opera?
No, non ne ha il diritto:  come se la madre rinnegasse la propria creatura quando essa nasce deforme;  come se l'uomo si liberasse, col solo fatto di non riconoscerle, dalla responsabilit delle proprie azioni.
Un libro corrisponde sempre ad un periodo di vita, triste o sereno, buono o cattivo, che nessuna forza e nessun volontario oblio pu cancellare, ed  assai pi nobile, io trovo, il gesto di colui che nulla rinnega, nemmeno col rimorso, della sua anima e della sua vita.
Si pu rispettare il sentimento di amore e di umilt che ha suggerito alla poetessa questo passo - non si pu non deplorarne la debolezza e la puerilit.
Puerilit, appunto: poich nessuno del pubblico si crede in dovere, pel fatto ch'ella li ha rinnegati, di non giudicare i versi di Luisa Bruschetti. E possiamo dire anzi che li giudica migliori dei suoi pi recenti.
In La Voce, giovanissima, ancora fra i banchi della scuola, ella aveva un'anima canora magnifica di vigore, che pi tardi, se si  ingentilita, ha perso per tutta la sua originalit.
Forse il giudizio  severo: ma se ora ella  pi buona, allora ella era migliore.
Ed  profondo il rimpianto ch'io provo per quel mirabile ingegno che l'amore ha illimpidito cos da farne una cosa incolore. Ma l'amore doveva essere il canto pi bello, in lei; doveva tradursi anch'esso in forza, in verso.
Non a questo, non a questo era nata la creatura d'orgoglio che or si compiace di umilt, la creatura di ardire che or si compiace di soavit, la creatura di passione che ora si compiace di candore.
Sincera? Non so.
Forse  sincera nell'adorazione dell'uomo suo, non nelle parole che esprimono questa adorazione.
Ah, quel fluire profondo! Doveva divenir mare, non querulo ruscello!
Peggio, il canto presente, che se il suo arco si fosse spezzato allora per esser troppo teso.
L'avremmo rimpianta: ora, nel nostro rimpianto,  un poco il compatimento per le cose miseramente finite.
C'erano cose immense in quel piccolo libro, in cui ogni lirica  canto vero, umano e divino, pieno, possente, travolgente; l'esaltazione della giovinezza. Ed ora? Ci sono cose assai dolci, ma che ognuno di noi sa dire. E basta?
Dov' la felicit immensa ch'ella prometteva ai fratelli e che doveva esaltare fino al delirio tutte quelle giovinezze che crescevano con lei?
Chiusa nel nido del suo amore ella ne canta la voce, gli occhi, la bont, la bellezza... E il vasto mondo l'attendeva!
Meglio la sola prefazione del suo secondo libro di tutte le liriche ivi riunite. La prefazione  passionata, vibrante, sincera - tutto il suo amore immenso vi  racchiuso. Bastava.
 solo in virt del libro rinnegato che il suo nome  qui fra quelli delle giovani trionfatrici; il suo libro giovane, anelante, ansante come in un volo, in cui, al contrario del suo desiderio, la riconosciamo.
Maria Cardini, di Napoli, anima pensosa, si compiace in forme dionisiache, ma  troppo ardente, talvolta, troppo impaziente, dolorante di troppe cose per darci la piena gioia di vivere che le vere anime dionisiache sanno.
Assai pi profonda di altre fanciulle che cantano l'amore, sentiamo che qualche cosa di veramente tormentato la urge al canto; non una vana illusione o una vana delusione.
L'anima  complessa; intensa gioia, tenace rimpianto; ora desiderio tormentoso di pace, ora oblio quasi sereno; moti di anima resi meravigliosamente, un poco affastellati, ma non mai uggiosi.
Dionisiaco  forse il desiderio di vita, non l'appagamento di questo desiderio destinato a rimanere vano.
Maria Cardini conosce le lucide follie del dolore che diventa esasperazione, e ce le rende in un crescendo doloroso che diventa urlo e poi si acqueta in una calma anche pi dolorosa.
Chi da natura ha avuto una precoce anima che si tormenta  destinata a non mutarla mai.
La pace, la calma, il riposo, il sonno, la morte: vani desideri, sogni irraggiungibili!
Il cuore desidera sino a languire, l'anima si tende fino a spezzarsi; tutto  convulso in queste anime; divelto, travolto via via da moti rapidissimi; anime che per essere passionate non possono dimenticare passando da un amore all'altro, da un dolore all'altro, ma in cui invece tutto si sovrappone, si somma, a far del lieve fardello un immenso peso.
Anime giovanili, quando dunque vi disseterete alla gioia? Dov' quella che ci dica finalmente l'appagamento completo?
Nemmeno Milly Dandolo, giovanissima, ha saputo dirci questo: l'infantile vena era forse troppo tenue perch riuscisse a darci altro che uno squisito godimento; la vena infantile era troppo sentimentale perch altro potesse dirci, nel ritmo leggerissimo, che i pianti di un'anima e di un cielo primaverile.
Anima sentimentale, certo non temprata abbastanza; certo non assetata d'altro che di luce e profumo. Triste? No, malinconica, della malinconia che ogni giovinezza conosce almeno un poco, che fa piangere la sera e nelle notti lunari; che fa singhiozzare su musiche tristi; che fa sospirare per scene d'amore, adorare un nome o un fiore; che d le grandi delusioni dimenticate all'indomani che tutti abbiamo chiamato amore, dolore, passione, quando avevamo ancora tanto bisogno di giocare e di ridere.
La poesia di Milly Dandolo  precisamente quella che l'anima sensibile e solitaria di una diciottenne, rimasta molto bimba, pu darci; bimba sensibile a tutto ci che  armonia, attonita davanti a tutto ci che  misterioso moto dell'essere.
L'ispirazione non  profonda; le basta una nota lievissima a intonare il canto.
La meraviglia di chi non crede che questa poesia malinconica sia di una fanciulla cui tutto si svela promettendo,  la meraviglia di chi pi non ricorda ci che fu la sua adolescenza.
Anche le giovinezze pi turbolente hanno conosciuto queste ore morbide e infinitamente dolci; questo morboso desiderio di pianto, questa nostalgia, questo male di un paese sconosciuto e che la vita, pi tardi, travolge nell'oblio.
"Amore e malinconia" hanno un bizzarro dolce-amaro sapore, pronunciate da una bocca ancor quasi infantile o incontrate in un verso di adolescente.
E non  posa -  sensibilit che tutto urta, che tutto ferisce;  battito d'ala che cerca affannosamente ove posarsi, che non sa se poser, che si sgomenta di sentirsi sola, e non si accorge che intorno tutti gli adolescenti palpitano cos.
L'adolescenza  schiva e quando canta lo fa illudendosi di placare cos la grande sete che la incalza. Pi tardi, nell'appagamento del cuore, nella via ritrovata, forse pi aspra, ma non pi tortuosa e seducente di mistero, quelli che piansero di malinconia si accorgono quanto fu vana la loro sofferenza: taluni se ne sgomentano (o compiacciono?) come di un doloroso privilegio; altri invece, riconoscendo in tutti gli adolescenti il proprio cuore, comprendono che si trattava di una crisi e, se sono poeti, il loro canto si fa pi saldo; il loro dolore, se esiste, diventa canto di vita.
Poich se  vero che dalla gioia nasce il dolore, non  meno vero che ogni dolore, anche il pi aspro, possa essere gioia domani.
Alda Rizzi pu dirlo.  straordinaria la sensazione di pace serena che ci viene dal suo libro in cui pure sentiamo una cos grande sofferenza e una cos vibrante sensibilit.
No, non  solo l'imitazione qua e l pascoliana che fa del suo canto una cos serena opera d'arte;  l'anima che l'amore ha resa profonda e chiaroveggente, che si appaga nel ricordo soavissimo; che non cede all'onda travolgente del dolore, che dice "aspetta" quando talvolta il desiderio di gioie nuove o di dolcezze lontane la strazia. Aspetta, ella sembra dire: non urlare, non gridare, non disperare.
"Aspetta. Non senti quanto  dolce questa attesa? Non senti che domani sarai felice? Non sai che nella serenit  ogni dolcezza? Aspetta. Domani verr!"
Verr... che cosa? Forse l'amore, di nuovo; forse la gloria; forse la pace. Non sa dirlo; ma attende con una fede che  tanto pi grande quanto pi  faticoso lo sforzo per contenerla entro i confini della bont paziente; con una fede che  tanto pi intensa quanto pi si fa insistente la nostalgia delle gioie passate.
Nessuna amarezza, nessun pessimismo, ma una veglia sacra come tutte le vigilie.
E nemmeno l'ottimismo facile delle creature mutevoli; no, la creatura che in questi versi ci si rivela cos nobilmente serena,  donna profonda e sa quello che vuole e come questo le costi.
Per lei come per altre, possiamo dire che al suo successo giov sopratutto la forma insolitamente perfetta, forma in cui non sentiamo assolutamente nessuno sforzo, ma che si adatta perfetta alla sua poesia, mentre in molti  la poesia che si adatta alla forma.
E ancora, come di altre, noi la consideriamo singolarmente interessante quando ci parla di amore.  una fanciulla che parla, no, anzi,  la fanciulla che vive, e l'uomo amato non ci appare come generalmente da ogni poesia di donna, un miracoloso essere leggendario, o un vuoto burattino, ma uomo che ama, che accarezza, che ascolta, che piange accanto a lei, con lei; uomo per cui ella ha sofferto e che ella giudica nel suo male e nel suo bene, nella sua forza e nella sua debolezza, con la chiaroveggente tenerezza che l'amore oggi conosce.
E la sua poesia ci appare precisamente quale deve e pu essere oggi la poesia femminile: sincera e dignitosa: perfetta e spontanea; senza nessuna velatura che aggiunga seduzione o che mitighi le asprezze; poesia matura.
Chi volesse, oggi, cantare senza dare tutto di s, senza sorvegliarsi affinch armonia e forma siano perfette e concordi, ignora le esigenze del pubblico che corrispondono sempre ai bisogni del gusto e dello spirito.
E come Ada Negri  la poetessa del suo temperamento, Amalia Guglielminetti della sua vita, Milly Dandolo della sua giovinezza, Alda Rizzi  poetessa del suo, del nostro tempo, in cui temperamento e vita si compenetrano intimamente, in cui tutto  cementato e saldato in una linea originale e pur unica, in cui giovinezza non vuol dire inesperienza o incertezza, ma fioritura magnifica.
Ed ora, finita la troppo affrettata rassegna di queste poetesse nostre, coloro i quali affermano che la donna non pu e non sa essere poeta, diranno, a conferma della loro opinione, che non una di queste poetesse ha dato ancora il capolavoro.
 vero, la donna ancora non ha dato il capolavoro, la donna poeta, forse, non lo dar mai. Finch essa far perno della sua vita, l'amore, e scopo del suo amore il figlio, la donna, penso, non dar mai l'opera d'arte perfetta, essa che fa opera perfetta di vita.
La creatura che ella deve generare e che, se anche non nata, assorbe tutta la somma di tenerezza, di ingegno, di sensibilit che  in lei,  il capolavoro unico che pu veramente esaltarla e cui, malgrado errori, o contraddizioni, o negazioni, ella aspira sempre.
Fortunate le donne di non avere ancora un genio nelle loro file, esse che nella maternit e nel canto si sentono pur sempre sorelle; benedetto il capolavoro, quando nasce da madre che ha avuto rivelazione di arte e di poesia; benedetto perch allora veramente egli racchiuder nella sua carne e nel suo sangue l'essenza unica di quella carne e di quel sangue che lo nutrirono del loro ritmo pi intenso e pi riposto.
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FINE.
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Teresita Guazzaroni - Coix Lacryma (Romagna e C. Roma)
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Rosmunda Tomei Finamore - Le rime gaie (Carabba - Lanciano) - Voci domestiche.
Anna Evangelisti - Frasi Liriche (Zanichelli).
Giselda Fabrizi - Parva favilla.
Maria Stella - La fonte di Ardenna (Modes - Roma).
Rita Maggioni - Brezze dal Largo (Baldini e Castoldi) Sulla via di Emmaus.
Lucia Pagano Briganti - Cespi di Maggio - Le ali del sogno - I canti del meriggio (edizioni de l'autrice - Roma)
Rina Maria Pierazzi - Le rime del Marzocco.
Melina Pastorelli - L'ombra del sogno.
Anna Scalera - Primi versi - Eoliche - Giambi lirici.
Romana Rompato - Le Consolatrici (Rumor - Vicenza).
Edvige Frontera - Piccoli Canti (Morano - Napoli).
Ofelia Mazzoni - Versi in Donna (Torino).
Elisa Cibrario - Versi in Donna (Torino).
Eugenia Baltresca - Versi in Donna (Torino). (1912)
Erinni - Versi in Donna (Torino).
Luisa Giaconi - Tebaide (Zanichelli - Bologna).
Cesarina Rossi - Senza approdo (Treves).
Elsa Schiaparelli - Arethusa (Quintieri - Milano).
Luisa Bruschetti Santandrea - La Voce (Baldini e Castoldi 1912) - I Canti dell'umilt (Baldini e Castoldi 1914)
Maria Cardini - Canti (Ricciardi - Napoli)
Milly Dandolo - Poesie (Treves)
Alda Rizzi - L'occulto dramma (Treves).
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INDICE DEI NOMI.
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Gaspara Stampa
Giannina Milli
Alinda Brunacci Brunamonti
Vittoria Aganoor
Adele Galli
Luisa Anzoletti
Elda Gianelli
Contessa Lara
Annie Vivanti
Ada Negri
Amalia Guglielminetti
Teresah
Silvia Albertoni Tagliavini
Clelia Bertini Attilj
Rachele Botti Binda
Giulia Cavallari Cantalamessa
Grazia Pierantoni Mancini
Luigi di S. Giusto
Teresa Venuti de Dominicis
Angelina Quaglianone Quinti
Jolanda Bencivenni
Rosa Pozzi Moro
Nina Infante Ferraguti
Angelina Lanza
Anita Zappa
Bruna
Adelaide Bernardini
Teresita Guazzaroni
Liana
Rosmunda Tomei Finamore
Vittoria Caroti
Doria Cambon
Anna Evangelisti
Giselda Fabrizi
Maria Stella
Rita Maggioni
Lucia Pagano
Rina Maria Pierazzi
Melina Pastorelli
Anna Scalera
Romana Rompato
Edvige Frontera
Bianca Maria Cammarano
Ofelia Mazzoni
Elisa Cibrario
Eugenia Beltresca
Erinni
Luisa Giaconi
Cesarina Rossi
Elsa Schiaparelli
Luisa Bruschetti
Maria Cardini
Milly Dandolo
Alda Rizzi.
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FINE.